LA TRANSIZIONE ALLA PROVA DELLE REGIONI: IN SICILIA POTREBBE SCATTARE IL FERMO SULLE AUTORIZZAZIONI
Il cammino delle energie rinnovabili in Sicilia si prepara a una svolta decisiva, ma per i produttori di energia solare la strada si preannuncia in ripida salita. Il prossimo 21 luglio, l’Assemblea regionale siciliana esaminerà il disegno di legge sulle “aree idonee” (Ddl 1030/A Stralcio IV/A bis), un provvedimento che introduce vincoli normativi ed economici stringenti capaci di ridisegnare radicalmente la convenienza e la fattibilità dei progetti nell’isola.
Se l’obiettivo dichiarato dal legislatore è la regolamentazione, per gli sviluppatori ed investitori del settore fotovoltaico il testo si traduce in una serie di ostacoli e di nuove condizioni operative.
La minaccia più seria per i piani industriali dei produttori è contenuta nell’articolo 2 del testo modificato in commissione Ambiente. La norma attribuisce alla Giunta regionale il potere di sospendere l’efficacia di tutte le nuove autorizzazioni per impianti rinnovabili, incluse le procedure semplificate come la PAS (Procedura Abilitativa Semplificata), non appena la regione avrà raggiunto i propri obiettivi di burden sharing fissati per il 2030.
Questa vera e propria “tagliola” introduce un forte elemento di incertezza: i produttori rischiano di vedere congelati i propri investimenti e i progetti in corso di sviluppo nel momento in cui la quota regionale programmata verrà saturata.
Il disegno di legge prevede che lo stop alle autorizzazioni possa essere evitato solo al verificarsi di due precise condizioni alternative:
- L’adeguamento tecnico della rete di trasmissione e distribuzione.
- La compiuta applicazione del sistema dei prezzi zonali (in attuazione del D.Lgs. 210/2021).
Quest’ultimo punto rappresenta il vero nucleo economico della vicenda. Attualmente, la Sicilia produce energia elettrica spesso in eccesso, ma a causa del sistema basato sul PUN (Prezzo Unico Nazionale), non vede pienamente valorizzato il proprio surplus produttivo. La Regione evidenzia come l’applicazione delle tariffe zonali consentirebbe invece ai produttori siciliani di vendere l’energia a prezzi coerenti con l’effettiva realtà di mercato del territorio. Senza questa riforma del mercato elettrico o senza investimenti massicci sulle reti, i produttori fotovoltaici rischiano di trovare i canali autorizzativi sbarrati molto prima del previsto.
Un’altra misura di forte impatto economico per i produttori è l’obbligo (previsto dall’articolo 4) di dotare i nuovi impianti fotovoltaici di sistemi di accumulo elettrochimico (BESS) di capacità proporzionata alla potenza installata. In alternativa, i proponenti dovranno stipulare una convenzione con impianti di accumulo di terzi già esistenti.
Se da un lato i sistemi di accumulo sono esclusi dalla sospensione delle autorizzazioni, dall’altro questa prescrizione impone ai developer un notevole incremento delle spese di capitale iniziali (CAPEX), allungando inevitabilmente i tempi di rientro finanziario dei progetti.
Anche la geografia delle installazioni si fa più rigida. I produttori dovranno concentrarsi sulle “aree idonee ulteriori” (aree industriali, siti SIN, aree adiacenti alle cabine primarie entro 500 metri), ma dovranno fare i conti con limiti rigorosi:
- Per il fotovoltaico è prevista una fascia di rispetto di 500 metri dai beni tutelati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
- Gli impianti a terra installati in aree ritenute agricole non dovranno superare la soglia dello 0,8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) complessiva della regione, con la possibilità per i singoli Comuni di blindare ulteriormente i terreni agricoli considerati “di pregio”.
A parziale compensazione, l’articolo 1-quinquies introduce una semplificazione infrastrutturale: i produttori potranno condividere le opere di rete, la capacità di trasporto e i punti di connessione già esistenti per ottimizzare i costi di allaccio.
A completare il quadro normativo vi è il disegno di legge parallelo sulle garanzie finanziarie (Stralcio III), già approvato definitivamente lo scorso 8 luglio. La nuova legge stabilisce che il rilascio dell’Autorizzazione Unica sia subordinato alla presentazione preventiva di una polizza fideiussoria.
Per le aziende fotovoltaiche, ciò significa dover immobilizzare capitali o impegnare linee di credito significative ancora prima di poter posare il primo modulo o avviare i cantieri, aumentando il profilo di rischio finanziario complessivo dell’operazione.
Per i produttori fotovoltaici la Sicilia smette di essere una prateria di semplice conquista solare. Chi vorrà investire nell’isola dovrà dotarsi di una solida struttura finanziaria per sostenere i costi di accumulo e fideiussori, puntando su progetti geograficamente mirati e sperando che la partita sui prezzi zonali si sblocchi rapidamente, trasformando il surplus di produzione in un reale vantaggio competitivo.
Tuttavia si dovrà anche valutare con estrema attenzione la conformità di questa iniziativa regionale con il quadro regolatorio nazionale. Resta infatti da chiarire l’armonizzazione con il D.L. n. 175/2025, il decreto correttivo del Testo Unico FER (D.Lgs. n. 190/2024): una sovrapposizione normativa complessa che potrebbe esporre la legge Siciliana al rischio di impugnazioni, rimettendo nuovamente in discussione l’intero impianto autorizzativo.
In ogni caso l’Associazione è al fianco dei produttori per sentire la loro voce e rappresentarla a fattor comune alle Istituzioni, restando a disposizione assieme al suo team di legali.
