8222
wp-singular,post-template-default,single,single-post,postid-8222,single-format-standard,wp-theme-onyx,cookies-not-set,mkd-core-2.0.2,mikado-core-2.0.2,ajax_fade,page_not_loaded,,onyx-ver-3.3, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,no_animation_on_touch,fade_text_scaledown,wpb-js-composer js-comp-ver-6.4.2,vc_responsive

FOTOVOLTAICO IN FRIULI E TOSCANA: TRA AREE IDONEE, BUROCRAZIA TAGLIATA E NUOVE REGOLE DI INGAGGIO

A rigore di transizione energetica in Italia anche Friuli Venezia Giulia e Toscana stanno ridisegnando le regole per i produttori e gli sviluppatori di energia solare, affrontando i due storici nodi del settore: la ricerca di superfici idonee e la lentezza del permitting. Sebbene le due amministrazioni muovano da presupposti differenti, entrambe vorrebbero puntare a dare certezze agli operatori.


​La strategia del Friuli Venezia Giulia sta sbloccando l’ambito delle ex caserme e delle aree militari dismesse. Sfruttando la legge regionale n. 18/2025, l’amministrazione si prepara a pubblicare un avviso di manifestazione d’interesse per stringere accordi di partenariato pubblico-privato. Questi siti, individuati per ora in oltre dieci comuni, non sono semplici terreni abbandonati, ma spazi già recintati e infrastrutturati, spesso già dotati di cabine elettriche di media tensione. Questo significa abbattere drasticamente i costi e i tempi di connessione alla rete nazionale.
​Parallelamente, la regione interviene sulla burocrazia con il lancio di AgileFVG, una piattaforma telematica unificata per le Autorizzazioni Uniche (AU) che dialoga direttamente con il GSE. La vera novità per gli sviluppatori risiede nel fatto che anche le Procedure Abilitative Semplificate (PAS) dei singoli Comuni confluiranno in questo sistema. I produttori si troveranno così di fronte a istanze standardizzate e a un unico back-office, dicendo addio alle storiche difformità interpretative tra i vari uffici locali.
​

​In Toscana, la nuova proposta di legge approvata dalla Giunta punta invece sulla rimodulazione delle soglie autorizzative e su forti incentivi all’integrazione urbana. La novità più attesa dai grandi sviluppatori è l’estensione dei regimi semplificati fino a 10 MW per gli impianti a terra in aree industriali, commerciali, cave o discariche esaurite, oltre che per gli impianti agrivoltaici. Anche la micro-generazione viene favorita: sotto i 100 kW sui tetti e sotto i 20 kW a terra, la classica asseverazione viene sostituita da una più snella dichiarazione di compatibilità urbanistica ed edilizia.
​La proposta toscana introduce anche un obbligo di forte impatto per il settore commerciale e industriale: tutti i nuovi parcheggi con superficie superiore a 1.000 metri quadrati dovranno obbligatoriamente installare pensiline fotovoltaiche, con una potenza minima proporzionale ai metri quadri della struttura.
​

​Se l’obiettivo di fondo è comune, le regole di ingaggio per i produttori cambiano sensibilmente tra le due regioni, specialmente in merito alla gestione del territorio e al contrasto dei comportamenti elusivi.
​Il Friuli Venezia Giulia punta sulla tecnologia e sulla centralizzazione: la vigilanza contro il frazionamento artificiale dei progetti avverrà a monte, attraverso controlli automatizzati incrociati e l’uso dell’intelligenza artificiale applicata alle banche dati della piattaforma regionale. Il focus della regione resta lo spostamento dei grandi impianti su aree già compromesse per preservare i campi.


​La Toscana sceglie invece una linea più geometrica e rigorosa. La legge introduce una vera e propria formula matematica: due impianti dello stesso proprietario sono considerati “vicini” se la loro distanza è inferiore alla somma delle loro potenze in MW moltiplicata per 30 metri. In caso di vicinanza, le potenze vengono sommate d’ufficio, pena la decadenza dei titoli. Inoltre la Toscana impone che gli impianti a terra siano ancorati senza opere di fondazione, così da garantire il ripristino totale del sito a fine ciclo.
​Infine, sull’agrivoltaico, la Toscana mantiene alcuni paletti stringenti che i produttori dovranno valutare con attenzione: l’idoneità dei terreni agricoli è concessa solo se l’istanza è presentata direttamente da imprenditori agricoli, e vengono fissati tetti massimi di occupazione della Superficie Agricola Utilizzata pari all’1% a livello regionale e al 3% a livello comunale.
​

​Per le aziende del fotovoltaico il quadro si fa estremamente dinamico. In Friuli Venezia Giulia la priorità sarà monitorare i prossimi bandi regionali per i siti militari, contando su una burocrazia che promette di essere tra le più snelle d’Italia. In Toscana, se da un lato la soglia dei 10 MW accelera i progetti industriali, dall’altro gli sviluppatori dovranno muoversi con estrema cautela normativa per rispettare i limiti sulla superficie agricola e i severi criteri geometrici anti-frazionamento.


L’Associazione evidenzia come la scelta della Toscana in relazione all’agrivoltaico, concedendo l’idoneità dei terreni agricoli solamente se l’istanza è presentata da imprenditori agricoli, potrebbe risultare in conflitto con la normativa nazionale italiana. La giurisprudenza amministrativa e costituzionale ha chiarito che l’introduzione di requisiti di tipo soggettivo, legati in particolare alla natura giuridica o alla qualifica professionale del richiedente, per lo sviluppo di impianti da fonte rinnovabile costituisce una violazione dei principi di coerenza, di parità di trattamento e del favore del legislatore verso lo sviluppo delle energie rinnovabili. In particolare la norma nazionale D.Lgs. 199/2021, che recepisce la Direttiva Europea RED II (UE 2018/2001) sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili stabilisce criteri oggettivi e geografici e non contempla in alcun modo requisiti soggettivi legati alla qualifica professionale del richiedente. Il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale si sono già pronunciati in passato su normative regionali analoghe, censurando i tentativi di limitare la titolarità delle autorizzazioni ai soli agricoltori.


In ogni caso l’Associazione è al fianco dei produttori per sentire la loro voce e rappresentarla a fattor comune alle Istituzioni, restando a disposizione assieme al suo team di legali.